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Non rifugiarsi nella propria Confort Zone!ūüôŹ

Mar 11, 2021 | Salute e benessere, Tempo per sè stessi | 0 commenti

La¬†Zona di sicurezza (Comfort Zone)¬†nella psicologia comportamentale √® una condizione mentale di sicurezza, dove tutto √® rassicurante e dove ci muoviamo¬†a nostro agio, senza grandi sorprese. La metafora pi√Ļ comune √® quella della¬†poltrona¬†in cui siamo comodamente seduti senza muoverci. Teniamo presente che la maggior parte degli esseri umani tende ad evitare le situazioni scomode che li mettono in discussione e a fuggire da tutto ci√≤ che √® eccessivamente nuovo. In queste situazioni infatti diminuisce la possibilit√† di¬†tenere sotto controllo¬†e dominare gli eventi: il¬†rischio¬†conseguente √® di¬†commettere errori, a volte di essere feriti o peggio umiliati.

La zona di conforto la considererei come un  un punto di partenza dal quale muoversi, al fine di aumentare le proprie capacità e conseguentemente le proprie performance. Bisogna infatti uscire dalla propria zona di sicurezza per cercare nuove esperienze, mettersi in gioco con nuove persone, ambienti, abitudini.

Che sia un¬† contesto lavorativo, familiare o pi√Ļ in generale nei rapporti umani.

La metafora della confort zone vale per i singoli ma anche per i gruppi e le¬†organizzazioni¬†in genere. Per alcune categorie, quali¬†professionisti,¬†manager,¬†imprenditori¬†‚Äúnon adagiarsi nella zona di sicurezza‚ÄĚ costituisce un obbligo per la sopravvivenza nella propria professione, soggetta a sfide e a cambiamenti continui e sempre pi√Ļ rapidi

Il comportamento da evitare è quindi di considerare la zona di sicurezza quale punto di arrivo, traguardo, l’equilibrio di lungo periodo. In questi casi essa diventa una specie di cuccia mentale o peggio ancora una trappola vera e propria, che ci impedisce di avere una visione corretta del mondo che ci circonda. Teniamo anche presente che la cuccia mentale da un lato conferisce sicurezza, ma crea spesso noia e senso di insoddisfazione e frustrazione.

Il problema di fondo è quanto osare nell’uscire dalla propria zona di sicurezza, cioè fino a che punto è consigliabile spingerci nel percorrere nuove esperienze, conoscere nuovi mondi, saggiare le nostre capacità in nuovi contesti.  Non esiste una risposta unica e valida per tutti noi, ma è possibile esporre qualche suggerimento per orientarsi correttamente.

  • Bisogna necessariamente¬†partire dalla nostra personalit√†, infatti non siamo tutti uguali nel valutare e considerare nella nostra vita i seguenti fattori: il fattore rischio, la voglia di¬† mettersi in gioco, la capacit√† di reazione alle sconfitte, la determinazione e la costanza nel perseguire gli obiettivi. E‚Äô¬† necessario effettuare per prima cosa un sereno e maturo¬†esame di coscienza, senza crearsi false illusioni, ma anche senza essere troppo autocritici.
  • ¬†Evitare quindi atteggiamenti quali: “sono fatto cos√¨” e “non c‚Äô√® nulle da fare”. Abbiamo il¬†dovere di migliorare e di osare, ma la capacit√† di reazione e la velocit√† di cambiamento, sono anche in funzione di come siamo, quindi varia da uno all‚Äôaltro. Teniamo comunque presente che¬†ciascuno di noi¬†ha la¬†capacit√†, e¬†aggiungo¬†anche il dovere,¬†di¬†cambiare¬†e di¬†osare.
  • Bisogna inoltre considerare sia le¬†nostre esperienze passate (che ci hanno rafforzato) e in una certa misura ci condizionano, sia la¬†condizione¬†e il¬†contesto¬†nel¬†quale siamo oggi situati.

La situazione familiare ha la sua importanza. Chi √® single valuta le decisioni da prendere in modo diverso da chi ha moglie figli, la situazione economica e sociale in cui siamo inseriti gioca la sua parte, in una economia brillante e in crescita sono spinto ad osare di pi√Ļ che non in una economia depressa e stagnante

  • Bisogna anche essere¬†capaci¬†non solo di¬†accettare le sconfitte, che capitano prima o poi a tutti noi, ma di¬†utilizzarle¬†in un¬†continuo processo di apprendimento. Se dice che¬†si impara anche dagli errori: nulla di pi√Ļ vero, bisogna per√≤ avere l‚Äôatteggiamento giusto nel considerarli e valutarli

Uscire dalla zona di confort è anche una scelta che si compie ogni giorno, nelle piccole abitudini che compongono la quotidianità e che potrebbero essere semplicemente modificate.

Ad esempio fare una strada diversa per andare al lavoro, sederti di fianco a una persona sul tram invece che isolarti nella tranquillità dell’ultima fila o chiedere di lavorare in un gruppo con i compagni di sempre invece che provare a confrontarti con il collega che fa sentire a disagio, e così via.

‚ÄúBisogna tenere la testa alta per avere una pi√Ļ corretta visuale di quanto ci circonda ed un piede sempre fuori dal proprio orto‚ÄĚ.ūüėä

Proviamoci!!ūüí™

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